sabato 22 gennaio 2011

Facebook: aPalogia di un social network.

La fortuna (se mai possa essere utilizzato in questo caso nella sua accezione di dea bendata) di un social network quale è facebook sta davvero solo nel bisogno di comunicare, fare cose e "vedere" gente?

Certo l'accelerazione portata agli estremi dal suo lontano parente, quell'appendice metallica che ci portiamo in tasca, ha davvero sfondato il muro del suono, regalandoci la confortante(?) percezione dell'ubiquità, illudendoci come Mara di poter persino dilatare il tempo, ridurre lo spazio, sintetizzare emozioni fino a ridurle ad asfittici acronimi.

Proprio nel momento in cui i suggerimenti dei nipoti della temutissima new age (possono farsi chiamare come vogliono, ma sempre parenti sono) ci sfiniscono con l'hic et nunc, concetto filosofico vecchio come il cucco, ma che, ricucinato da impareggiabili chef della parola assume appetibili e variegati aspetti, ecco che, con l'ironia tipica della sorte (fortuna?)il metodo di comunicazione più antico del mondo, il passaparola, il telefono senza fili, il wireless per eccellenza, determina la crescita esponenziale della più grande rivoluzione silenziosa e disarmata. Universale.

Un diluvio di profili, post, commenti, tag, condivisioni per, in fondo, riproporre la vita di sempre con amicizie, amori, tradimenti, discussioni politiche, filosofiche, interventi sociali, eventi, lavoro, musica, spettacolo e anche gioco, travestimento, gelosie, picche e ripicche, verità e ipocrisie, stupidaggini e masssime, minime e immorali.

Dov'è la novità? Qual'è il segreto, la pietra filosofale che ha trasformato questo calderone che bolliva già nella tridimensionalità dal tempo della mela di Eva?
Proprio quello, il dono a cui la Primadonna ha rinunciato per la "tentazione di un attimo", l'immortalità, l'imperituro, l'immarcescibile.

Facebook  alla fine ci regala questa ennesima illusione, gratuita, di poter lasciare una traccia, la bava della lumaca, la possibilità di guadagnarci una fetta di permanenza in una realtà di cui non accettiamo per intero le regole, soprattutto di quella che decreta la fine del gioco.
Quale tesoro migliore per la nostra affannosa caccia? Involontariamente o diabolicamente la mente di Mark deve aver intuito questa semplice, ma univoca richiesta. E il mercante allora che fa? Offre.

In fondo ha poi solo stappato la bottiglia con l'etichetta "vita eterna juice".....che importa se bufala, alzi la mano e chiuda l'account chi non beve in compagnia.

Prosit a tutti

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