domenica 30 gennaio 2011

shari pierce gray necklace
kimiko yoshida
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venerdì 28 gennaio 2011

my interview on talent finder.




Fashion Designer

Qual è il tuo talento?
Non so se sia un talento, direi piuttosto una caratteristica: la versatilità e la curiosità. Quest’ultima in particolare mi appartiene: sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove sfide.
Che cosa puoi raccontarci di te?
Ho lavorato per una decina di anni come art director presso agenzie pubblicitarie. Poi un giorno, entrando in un vecchio negozio di tessuti, ho avuto un vero colpo di fulmine, tant’è che ne sono uscita dopo averne saccheggiato tutto il magazzino. Un trionfo di stoffe couture dagli anni Trenta agli anni Settanta. Insieme ad un’amica creo il marchio Galline Regine. Negli anni successivi, con Les nanas, propongo un monoprodotto di grande successo, il bustier, realizzato con tecniche e accostamenti innovativi. In seguito mi avvio su un percorso di consulente di stile per alcuni marchi italiani, sul quale tuttora proseguo. Oggi produco una linea di accessori limited edition (Banlieue), che mixa il design alla ricerca di oggetti d’epoca, la mia passione da sempre. Collaboro come giornalista free lance nel settore abbigliamento con una testata online ed ho aperto, qualche mese fa, un blog (http://banlieueatelier.blogspot.com) nel quale, oltre a proporre i miei lavori, faccio ricerca sull’immagine, sui colori e sulle suggestioni che possono ispirare la creatività.
Qual è il tuo sogno?
Visto che devo sognare lo faccio in grande stile. Ho solo un nome che rappresenta il mio ambiziosissimo e difficile obiettivo: Lee Edelkoort.
Quali opportunità può rappresentare per te far parte di questo network?
Sicuramente incominciare ad espormi. Non l’ho mai fatto in passato perché ho sempre dato la precedenza alla ricerca, che da sola mi ha sempre gratificata, indipendentemente dagli obiettivi. E poi il confronto, la possibilità di contatti nuovi, di eventuali collaborazioni, di sperimentazione e di crescita personale.



http://www.davideguglielmino.com/monica-c-torino/

giovedì 27 gennaio 2011

cappelli o sculture?





http://uncinettoiperbolicosperimentale.blogspot.com/

Non si può dire che Simonetta Russotto non abbia idee per la testa. 
I suoi cappelli, tricottati con grande maestrìa, sono delle vere e proprie sculture, ma assolutamente portabili. 
Incorniciano il volto e mettono in risalto i lineamenti, mescolando gusto retrò alla ricerca più innovativa. 
Visto che quest'inverno non ci abbandona, cosa state aspettando ad innamorarvene?

martedì 25 gennaio 2011

Si prega di allacciare le cinture.



Obbligatorie alla guida quelle di sicurezza, che ci salvano la vita.
Se invece la vita volete sottolinearla e ve lo potete permettere, la prossima stagione sarà il trionfo del vitino da vespa.

Sull’onda lunga delle influenze che la moda porta avanti per alcune stagioni, si conferma la nostalgia per gli happy days, per quel decennio spensierato e giocoso che furono gli anni ’50. Le donne, costrette ai sacrifici e al rigore dalla guerra appena trascorsa, sfoderarono tutte le armi di seduzione possibili e immaginabili.
Truccate come bambole, acconciate da ore di bigodi voluminosi e strizzate fino a togliere il fiato da cinture che facevano di loro delle vere clessidre ambulanti.

Va da sé che se vi sentite pronte ad affrontare la tortura e non avete paura di essere catalogate come le solite fashion victims, il gioco fa per voi.
Ricordate però che la vita sottile è un dono di natura e a nulla serve sottoporsi a diete estreme per ottenerla. Finalmente tornano alla ribalta le forme, le curve dolci e sinuose, la femminilità prorompente.  

La cintura da semplice accessorio è comunque destinata a diventare una delle protagoniste di stagione.
Alta e fasciante, di pelle o di tessuto, bassa e più discreta con fibbie bon ton, indubbiamente riesce a impreziosire e a personalizzare qualunque capo base.
L’idea più originale che ho visto sulle passerelle è quella di utilizzare lunghe collane colorate e  bizzarre come cinture improvvisate, ma d’effetto.

Anche un foulard o una lunga sciarpa di seta possono essere utilizzate allo scopo, basterà legarle con un nodo molto grande.

La mia preferita è quella presentata da Comme des garçons: fascia nera avvitata, molto semplice con fibbia rettangolare in acciaio. Minimal di carattere.

Cinture maschili e sobrie da abbinare ai jeans che ormai definitivamente a vita bassa non consentono lo strizzamento. Un respiro di sollievo.

Per la sera, se non avete in programma cene insostenibili, vi potrete infilare in una cintura corsetto, grande amica del balconcino del piano di sopra.
L’affanno e il fiato corto vi daranno l’allure di una damina del settecento, ma arrossite qualche volta! O abbondate con il blush.










































lunedì 24 gennaio 2011

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via liquidcolor
kueng caputo

domenica 23 gennaio 2011

lorenza valente
laura elsa valente
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via modellove
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http://vimeo.com/18966020
via rifles

Il tempo non esiste?

E allora quello rubato o quello concesso? 
Quello di chi ce l'ha e non aspetta, 
quello che c'è un per tutto? 


C'è quello per fare e quello per parlare, 
quello che non passa più e quello che "adesso proprio non ho". 
C'è quello che corre, quello che vola, 
quello "come ti ha segnato", 
quello che "per te non è proprio passato". 


C'è quello quanto! e quello che stringe, 
quello che si butta via e quello che si perde.
 
Ce n'è uno per andare e quello che non torna più.

Ci sono i bei e andati e quelli lunghi, 
quelli morti e quelli o mores, 
quelli di recupero e quelli duri.

C'è quello che guarisce tutte le ferite, 
quello che fugit, quello che mi manca sempre il, 
quello che vorresti averne di più.

Adesso qualcuno mi dimostri che non esiste; 
non gliene darò il...
via neuronstarcollision
via lacatastrophe
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via legendaryshit
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via neuronstar
jean baptiste monge
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banlieue p/e 2011
























banlieue p/e 2011




banlieue p/e 2011



sabato 22 gennaio 2011

banlieue silk scarf
banlieue necklace

Facebook: aPalogia di un social network.

La fortuna (se mai possa essere utilizzato in questo caso nella sua accezione di dea bendata) di un social network quale è facebook sta davvero solo nel bisogno di comunicare, fare cose e "vedere" gente?

Certo l'accelerazione portata agli estremi dal suo lontano parente, quell'appendice metallica che ci portiamo in tasca, ha davvero sfondato il muro del suono, regalandoci la confortante(?) percezione dell'ubiquità, illudendoci come Mara di poter persino dilatare il tempo, ridurre lo spazio, sintetizzare emozioni fino a ridurle ad asfittici acronimi.

Proprio nel momento in cui i suggerimenti dei nipoti della temutissima new age (possono farsi chiamare come vogliono, ma sempre parenti sono) ci sfiniscono con l'hic et nunc, concetto filosofico vecchio come il cucco, ma che, ricucinato da impareggiabili chef della parola assume appetibili e variegati aspetti, ecco che, con l'ironia tipica della sorte (fortuna?)il metodo di comunicazione più antico del mondo, il passaparola, il telefono senza fili, il wireless per eccellenza, determina la crescita esponenziale della più grande rivoluzione silenziosa e disarmata. Universale.

Un diluvio di profili, post, commenti, tag, condivisioni per, in fondo, riproporre la vita di sempre con amicizie, amori, tradimenti, discussioni politiche, filosofiche, interventi sociali, eventi, lavoro, musica, spettacolo e anche gioco, travestimento, gelosie, picche e ripicche, verità e ipocrisie, stupidaggini e masssime, minime e immorali.

Dov'è la novità? Qual'è il segreto, la pietra filosofale che ha trasformato questo calderone che bolliva già nella tridimensionalità dal tempo della mela di Eva?
Proprio quello, il dono a cui la Primadonna ha rinunciato per la "tentazione di un attimo", l'immortalità, l'imperituro, l'immarcescibile.

Facebook  alla fine ci regala questa ennesima illusione, gratuita, di poter lasciare una traccia, la bava della lumaca, la possibilità di guadagnarci una fetta di permanenza in una realtà di cui non accettiamo per intero le regole, soprattutto di quella che decreta la fine del gioco.
Quale tesoro migliore per la nostra affannosa caccia? Involontariamente o diabolicamente la mente di Mark deve aver intuito questa semplice, ma univoca richiesta. E il mercante allora che fa? Offre.

In fondo ha poi solo stappato la bottiglia con l'etichetta "vita eterna juice".....che importa se bufala, alzi la mano e chiuda l'account chi non beve in compagnia.

Prosit a tutti
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